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Chi è davvero Antonio Conte, il talebano della panchina che vive solo di calcio

antonio conte

A Villa Bellini l’allenatore (strapagato) dell’Inter ha ottenuto tutto quello che voleva. Ma le sue scelte su tattica, comunicazione e mercato si stanno rivelando fallimentari.

Il ritratto di Antonio Conte racconta il suo fallimento nella gestione dell’Inter. A quest’uomo con la faccia sofferta dove manca il minimo sindacale di un sorriso disteso, la vita calcistica – che poi in sostanza gli occupa il 99,99% delle giornate – gli deve sembrare come una maledetta Via Crucis. Solo che al posto del percorso doloroso di Gesù Cristo che si avvia alla crocifissione sul Golgota, c’è Antonio Conte. Dallo scorso anno alleantore sulla panchina dell’Inter al modico stipendio di 11,5 milioni netti a stagione.

Ma è come un bambino moccioso e capriccioso abituato a portarsi a casa il pallone quando le cose non gli garbano. Così nel campionato caratterizzato dalla pandemia, Antonio da Lecce ha fatto il diavolo a quattro. Lo ha fatto attraverso quelle famose interviste diventate virali che buttavano palate di fango sull’operato della società che lo paga profumatamente. Oltretutto il gruppo Suning aveva investito ben 170 milioni tra il mercato estivo e quello invernale per rinforzargli la squadra.

Poi a fine agosto, nel faccia a faccia chiarificatore con Steven Zhang e l’ad Beppe Marotta, la tregua armata. Queste le basi: caro Antonio, lei stia più tranquillo, eviti questi volgari attacchi al club. Noi dal canto nostro le promettiamo che cercheremo ancora una volta di accontentarla sul mercato… Questo in sintesi l’accordo, nato più per opportunità delle parti che per convinzione. Conte non si sarebbe mai dimesso e l’Inter, con Spalletti ancora a libro paga, non avrebbe sborsato per pagare i due anni di contratto a Conte ed ingaggiare un altro tecnico. Anche se Allegri aveva già trovato l’intesa con Marotta.

Com’era prevedibile, nonostante i patti sul mercato rispettati in toto o quasi dal club – i bolsi Kolarov e Vidal sono solo farina del sacco di Conte – la squadra va male e gioca peggio. E Conte continua ad essere tatticamente più integralista del Mullah Omar.

Il fallimento di Antonio Conte e i dubbi dell’Inter

È chiaro che adesso all’Inter si stanno pentendo di non aver preso Allegri e i tifosi cominciano ad essere incazzati. Ma vedere un Conte che in questa stagione sembra il motore di una Ferrari depotenziato ai livelli di una 500 (non urla più, non fa polemiche, in panchina sembra in catalessi) fa forse ancora più male agli interisti. E produce un effetto lassativo sulla squadra già di per sé scoglionata e disorientata per i dogmi tattici del talebano Antonio. Che, visto ancora più da vicino, non sembra proprio il classico simpaticone, rinchiuso in un mondo tutto suo, fatto di tanto ego e tantissimo calcio.

Nei panni della moglie e della figlia non dev’essere proprio una passeggiata di salute. Il Nostro, praticamente, non fa vita sociale, in casa si butta sul divano e guarda partite tutto il giorno. Non ha nemmeno hobby e sfizi gustosi. Non compra macchine importanti, le vacanze le fa sì in Croazia in barca, ma con quella di un amico di Bari conosciuto quando allenava in Puglia. Quando perde una partita, annulla qualsiasi appuntamento e si chiude in casa.

Antonio passa pure per essere uno con il braccino corto e con il fiuto per gli affari piuttosto scarso. Ai tempi del Chelsea pare che un finanziere italiano con uffici a Londra gli ha fatto sparire 30 milioni di euro per un investimento farlocco e, per questo, finito sotto processo. A Dubai non gli è andata meglio con quel grattacielo per super-ricchi «Dolce Vita» mai finito, tranne i soldi che il Nostro aveva anticipato.

Per consolarsi, non gli resta che tuffarsi su un piatto di aragosta alla catalana: l’unica cosa che sembra ridargli uno straccio di serenità.

pubblicato su Il Primato Nazionale di Dicembre 2020

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