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La triste caduta di Sarri, il comunista mai piaciuto nemmeno ai compagni

maurizio sarri

Dalla rottura con De Laurentis fino ai litigi con Cristiano Ronaldo, l’ex tecnico della Juventus si è messo contro tutti. Finendo per rimanere solo e abbandonato

Maurizio Sarri ‘il comunista’ ci ha messo 61 anni per diventare un allenatore affermato e meno di 12 mesi per sputtanarsi. Una carriera lunga e per certi versi anomala, con il successo raggiunto in età pensionabile. Lo ha tradito un carattere che negli ambienti Juve, in tanti, hanno definito «insopportabile». Ma Sarri, di carattere, non è mai stato uno facile. A Napoli non ha voluto rinnovare il contratto e se ne è andato litigando con De Laurentiis, anche se i giocatori erano dalla sua parte. Al Chelsea ha vinto l’Europa League ma, come alla Juventus, lo hanno licenziato con ancora un anno di contratto. A Londra non lo sopportava mezza squadra, in particolare i big; stessa cosa alla Juventus, dove il colpo di grazia gliel’ha dato un rapporto da subito poco empatico con Cristiano Ronaldo.

Quando, nel luglio del 2019, il tecnico aveva incontrato il portoghese in vacanza in Grecia prima dell’approdo sul pianeta Juve, c’era stato subito il primo cortocircuito: «Avrei intenzione di farti giocare centravanti», aveva detto Maurizio a CR7. E questo lo aveva fulminato con lo sguardo; male la prima. Nemmeno il tempo di cominciare il campionato, che Sarri trova ancora il modo di scazzare con il portoghese. Siamo in Cina, nell’intervallo del match con l’Inter di Conte in Icc Cup: lo riprende malamente per la prestazione dei primi 45 minuti; c’è voluto un intervento pacificatore dei dirigenti per spegnere il primo vero incendio.

Ma il tecnico, napoletano di nascita e toscano d’adozione (Figline Valdarno), ha il vaffanculo facile e il dress code improbabile; arruffato, con le dita spesso infilate nel naso – quante volte le telecamere lo hanno pizzicato durante i match – e una puzza di fumo addosso insopportabile. A un certo punto della stagione appena conclusa, Cristiano va a parlargli nel suo ufficio alla Continassa, dove si allena la Juve; quando esce, si lamenta: «Io con quello non ci parlo più, il suo ufficio è una camera a gas», avrebbe detto il portoghese secondo certi racconti di stampa.

Chi lo conosce bene, come il suo ex agente Beppe Accardi, spiega l’implosione di Sarri con una sintesi da politologo: «Fino a prima di approdare a Napoli, Maurizio era un comunista-marxista di quelli duri e puri. Poi si è montato la testa ed è diventato mussoliniano». Il paragone, evidentemente, è figlio di chi non è un grande estimatore del Duce. «A Napoli si è montato la testa, i soldi e la fama lo hanno portato ad essere un uomo solo al comando, a non ascoltare più nessuno». Da qui, forse, il principio della fine di questo allenatore politicamente scorretto che non piace nemmeno alla stampa del mainstream.

A quelli della Juve, quando le cose non funzionavano, diceva provocatoriamente: «Ma come ho fatto io a Napoli a perdere due scudetti contro gente così…». Non lo avesse mai nemmeno pensato con quei permalosi di calciatori. Al Chelsea si era disfatto di buona parte del suo vecchio staff, che lo seguiva da quando aveva lasciato il lavoro sicuro in banca per fare l’allenatore. Dai 150mila euro che guadagnava a Empoli in A ai 700 più bonus di Napoli iniziali, fino ai 6 milioni di Chelsea e Juventus. Lì però i calciatori guadagnano anche più di lui. E non ci stanno a farsi piegare da Sarri, quello che una volta si considerava un comunista duro e puro.

pubblicato su Il Primato Nazionale di Ottobre 2020

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2 Responses

  1. Avatar
    Giorgio

    …ha vinto uno scudetto e una europa league negli ultimi due anni con due squadre diverse…i fatti contano…le chiacchiere no…poi ogni allenatore ha i suoi modi di allenare ma nessuno chiede mai ai suoi giocatori: “Per favore…”

  2. Pingback : Crisi Napoli, più colpa di De Laurentiis che di Gattuso - Paolo Bargiggia

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