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Eriksen e Perisic, qualità da scudetto. Ma Conte non li voleva

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L’Inter vince il derby e si trova così primo a +4 dal Milan secondo in classifica, fondamentali Eriksen e Perisic che Conte voleva vendere a gennaio.

A calcio, ad alti livelli si vince con la qualità: per fortuna degli interisti, Conte lo ha capito. In ritardo ma è stato costretto a capirlo dagli eventi. Così, dopo aver testardamente buttato via 2 terzi di stagione utilizzando l’impresentabile Vidal tra i titolari in mezzo al campo e il “ballerino” Young sulla fasce, alternato al volonteroso e gagliardo, ma poco qualitativo Darmian, ecco che l’Inter si ritrova in testa alla classifica a più quattro e con un pezzettino di scudetto cucito addosso, quando Conte si è deciso ad impiegare con continuità Eriksen e Perisic.

Adesso non mi si venga a dire che i due erano in ritardo e che sono cresciuti sotto la cura Conte. La verità è un’altra. Il mercato di gennaio non ha portato offerte accettabili per il danese che Marotta aveva ufficialmente bocciato per non scontentare l’allenatore e messo sul mercato.

Perisic invece aveva rifiutato delle sgangherate proposte in prestito, lui che con il Bayern aveva appena vinto la Champions League. Invece, a mercato chiuso e a cavallo dell’eliminazione dalla Coppa Italia con la Juve, con le spalle al muro per i diktat societari, Conte ha piegato il testone ed ha cominciato ad affidarsi a due giocatori di gran qualità, che il suo calcio muscolare e, se vogliamo sorpassato, non prevedeva per nessuna ragione.

Far giocare un Vidal cotto atleticamente e avanti con gli anni per tenere in panchina Eriksen era roba da licenziamento, non fosse altro che per la svalutazione del capitale. Adesso però non facciamo finta di dimenticare le umiliazioni sportive e umane alle quali è stato sottoposto Eriksen. Per lui, un finale di 2020 da incubo: panchina con l’Atalanta l’8 novembre, panca con il Torino il 22; 5 minuti con il Sassuolo il 28 novembre e, udite udite, un minuto solo con il Bologna il 5 dicembre.

Stessa musica in Champions. 4 minuti con il Real Madrid e 5 nella sciagurata partita con lo Shaktar Donetsk, quella dell’eliminazione, dove all’Inter serviva soltanto fare dei gol. In quei 5 minuti Eriksen si rese subito pericoloso. All’inizio del nuovo anno, fino al 23 gennaio, per il danese stessa musica: 4 panchine in 7 gare.

Chiuso il mercato o quasi, preso atto che non si poteva sbolognarlo come un ferro vecchio, è cominciata la risalita: 90 minuti il 30 gennaio con il Benevento, 72 con la Lazio e ieri, 78 con il Milan, gara ottima e passaggio dentro l’area per il secondo gol di Lautaro. Minutaggio, Eriksen aveva cominciato a metterne anche in Coppa Italia. A Perisic, su altre basi numeriche è andata più o meno allo stesso modo. Per fortuna dell’Inter, in questo caso, è arrivato il mercato che ha “costretto” Conte a fare altre scelte. Quelle giuste, quelle che all’Inter stanno portando qualità, successi e, molto probabilmente, lo scudetto.

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2 Responses

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