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Quel presidente che ama riflettori e poltrone ma è allergico al calcio

Giovanni Malagò presidente Coni

Fascinoso, ricco e potente. Chi è Giovanni Malagò, il presdiente del Coni che, a prescindere dal colore del governo, riesce sempre a rimanere in sella

Siccome è nato bello, ricco, con una dote di relazioni importanti, Giovanni Malagò, 62 anni il prossimo 13 marzo, per il potere è uno che ha una certa attrazione. Il potere, a volte, su certi soggetti, inebria più di una bella donna. Il presidente del Coni è uno che invece apprezza nel contempo anche il genere femminile: buon per lui, e noi gli facciamo un applauso sincero. Ma qui quello che interessa fare è un ritratto del numero uno del Coni e capire perché, ogni due per tre, attacca il calcio o gli lancia qualche dardo avvelenato. Ma solo per i contributi che versa – ossigeno puro per le altre discipline – Malagò al calcio dovrebbe stendere i tappeti rossi. Invece, appena può, ci entra a gamba tesa. Come quando giocava (e bene) in serie A nel calcio a 5, conquistando trofei su trofei oltre alla Nazionale italiana. 

Recentemente è entrato in rotta di collisione con la Lega di serie A presieduta da Paolo Dal Pino. Malagò l’ha fatto imbestialire lo scorso aprile con il calcio fermo e impegnato a litigare con Sky per il congelamento della quarta rata sui diritti tv: in pratica il numero uno del Coni si era schierato con il broadcast tv. Del calcio, il presidente del Coni era stato commissario straordinario della Lega nel 2018, eletto dal suo segretario generale Fabbricini, che lui aveva nominato il giorno prima commissario straordinario della Federcalcio. Un po’ come la storia del cavallo di Napoleone. 

Di recente, il pronunciamento della Commissione di garanzia del Coni, che ha ribaltato e stravolto i due gradi della Giustizia sportiva su Juve-Napoli, ha fatto storcere la bocca sia alla Lega che alla Federcalcio, e qualcuno l’ha etichettata come una «sentenza politica». Dire che a Malagò piacerebbe rimettere le mani sul calcio, una volta scaduto il suo mandato al Coni, non credo sia un azzardo. Per capire qualcosa in più di questo brillante collezionista di poltrone, capace di stare a galla con qualsiasi colore di governo, può sicuramente aiutare l’elenco quasi infinito delle cariche da lui ricoperte in tanti anni, dopo essere partito come commerciante di auto di lusso per la Roma bene. 

Dal 2008 con la Gl Investimenti controlla partecipazioni in Acea, Iren, Terna, Eni, A2A, Azimut, Banca Generali e Banca Finnat. Consigliere di Air One, membro del Cda di Banca di Roma-Unicredit; socio e membro Cda de La Grande Cucina Spa; poi Tecnimont, Maire Tecnimont e advisor di Hsbc per l’Italia. 

Inoltre, è stato presidente del Circolo Canottieri Aniene nel ’97; presidente del Comitato organizzatore degli Internazionali d’Italia di tennis l’anno successivo; presidente della Virtus Roma di basket. Ancora: nel 1998 consigliere delegato per i 100 anni della Figc; responsabile del Comitato d’onore per Roma 2004; membro della giunta esecutiva del Coni, coordinatore del Comitato di «Sport per tutti». Malagò si occupa anche del cinquantenario Ferrari nel ’97, dell’Europeo di pallavolo nel 2005, delle Final Four di Eurolega di volley nel 2006, dei Mondiali di Nuoto nel 2009 e di pallavolo nel 2010. Nel febbraio del 2013 diventa presidente del Coni. Il 9 ottobre del 2018 viene eletto membro del Cio. È stato coinvolto in diverse vicende giudiziarie, ma se l’è sempre cavata.

pubblicato su Il Primato Nazionale di Febbraio 2021

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