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Ibra a Sanremo è un tradimento per il Milan in difficoltà

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Ibra andrà a Sanremo mentre il Milan affonda in campionato. Nel momento più delicato della stagione i rossoneri rischiano di steccare definitivamente la marcia trionfale e salutare lo scudetto.

Ibrahimovic si ama o si odia. Dovendo scegliere, chi scrive si mette tra i fan. Il ruolo da arrogante bisogna saperlo interpretare, e Ibra è il Clint Eastwood del calcio. Perché le frasi ad effetto, le ‘sboronate’ che sono diventate degli aforismi, sono supportate da una prepotenza non solo verbale, ma anche fisica e tecnica.

Un mondo di Ibra a dire il vero sarebbe insopportabile, perché diventerebbe un teatro pieno di epigoni. Una scena piena di comparse travestite da protagonista, e quindi di macchiette che fanno la voce grossa. Lasciamo quindi il palco a chi lo sa calcare, senza imbrogliare il leone svedese nelle questioni da gattile (vedasi le accuse di razzismo dopo il faccia a faccia con Lukaku).

Il palco però su cui vogliamo vedere Ibrahimovic è quello verde del campo da calcio, non quello del festival della canzone italiana. Sembra surreale pensare che, in un momento così delicato per la stagione del Milan, Ibra possa andare un’intera settimana a Sanremo. A maggior ragione dopo la sconfitta nel derby contro l’Inter, che rischia di mettere la parola fine ai sogni di gloria del diavolo. Sarà un caso, ma dopo lo scontro con Lukaku, a Spezia e con l’Inter è calato. E giovedì in coppa era in panchina. Sarà con la testa a Sanremo?

Il Milan succube di Ibra

I numeri di Ibrahimovic parlano chiaro: è una pedina fondamentale per il Milan. La sua personalità è un valore aggiunto per la squadra nel suo complesso, ma portata al parossismo rischia di fare dei danni. Ibra croce e delizia dei rossoneri, li ha messi davanti ai propri limiti: permettergli di andare a Sanremo dimostra tutta la debolezza della società.

Perché un conto è una comparsata all’Ariston, un conto è mollare la squadra nel passaggio del Rubicone. Sembra di vedere altri rossoneri, i Chicago Bulls alle prese con Dennis Rodman; con una differenza sostanziale: Rodman non era il capo branco, ma un gregario di lusso che faceva il lavoro oscuro. Il faro era Michael Jordan, che manteneva la barra sempre a dritta ed è andato a riprendere il figliol prodigo direttamente a Las Vegas dove era fuggito.

Lasciare mano libera a Ibra scredita l’intero ambiente rossonero, crea un precedente pericoloso e stabilisce delle gerarchie nefaste. Davanti agli ultimi risultati negativi un vero leader non può lasciare la prima linea. Se Ibra andrà a Sanremo, avremo quindi un’amara certezza: si tratta di ex calciatore che ormai è pronto per il passaggio allo show business.

Simone Pellico

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2 Responses

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