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Kim Vilfort, l’estate indimenticabile del 1992

kim vilfort

Il calcio non è solo notizie dell’ultima ora e bombe di mercato. E’ una passione che si intreccia con la nostra storia. Con questo articolo continua la collaborazione con Coast2Coast, un blog di giovani appassionati che annodano i fili dello sport a 360° e amplia lo sguardo di paolobargiggia.it sulle “storie” del calcio. Il quindiscesimo appuntamento vi racconta di Kim Vilfort e dell’estate indimenticambile del 1992.

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Nel 1992 è celebre in tutto il mondo sportivo la favola della Danimarca, vincitrice dell’Europeo, dopo essere stata ripescata in seguito all’esclusione della Jugoslavia. Un racconto avvero interessante; ma in questo articolo verrà reso noto cosa è successo a uno di quegli eroi danesi: Kim Vilfort.

Kim Vilfort, un professionista straziato dal dolore

I danesi ricordano l’Europeo del 1992 come una delle più grandi imprese mai viste nel paese. Per Kim Vilfort ha un sapore particolare, diverso rispetto ai suoi compagni. Quell’Europeo vedeva la presenza della Jugoslavia; tuttavia, a causa dei continui conflitti etnici all’interno del paese, fu esclusa dalla competizione. Al suo posto, a sorpresa, viene ripescata la Danimarca, a 11 giorni dall’inizio del torneo.

I giocatori danesi sono già partiti per le vacanze e il CT. Richard Moller-Nielsen è costretto a richiamarli per partecipare all’Europeo. Tra questi c’è anche la stella Michael Laudrup che decide però di rifiutare la convocazione e di rimanere con la famiglia a godersi il relax. Mai scelta fu più sbagliata.

La Danimarca si presenta con una squadra normalissima, non di certo tra le favorite, ma ha tanto entusiasmo. Tra tutti i convocati di tutta questa meravigliosa storia, merita un racconto a parte un uomo di 29 anni: Kim Vilfort.

Quando viene chiamato dal tecnico della Nazionale danese, il giocatore del Brøndby non è così euforico di lasciare la sua famiglia e partire per la Svezia, per disputare gli Europei. Kim non è solo un calciatore, ma in primis un papà e in quel momento sua figlia Line ha bisogno di lui.

Una partita scritta nel destino

Line ha solo 8 anni e la sua vita potrebbe finire da un momento all’altro. Lotta contro un male infimo come la leucemia e per Kim partire per la Svezia non è assolutamente facile. Come professionista si aggrega ai suoi compagni, ma è da immaginare la sua condizione mentale.

Nonostante questo, la Danimarca si dimostra la vera sorpresa del torneo e ai gironi elimina Francia ed Inghilterra. Nel Paese c’è tanta euforia e cresce l’entusiasmo anche tra i calciatori. Per Kim il pensiero è uno solo: la piccola Line. Il desidero di stare vicino alla figlia porta il giocatore a ritornare dopo ogni singola partita in Danimarca per assisterla.

Tutti i compagni sono a conoscenza del periodo particolare del loro compagno e cercano di proteggere la questione, cercando di non parlarne al di fuori dello spogliatoio. Il gruppo lo protegge e forse  una motivazione ancora più forte per andare avanti nella competizione.

Come in ogni partita, Kim raggiunge i suoi compagni soltanto poco prima della finale di Goteborg contro la Germania. La Danimarca non gioca solo per se stessa, ma lo fa per il proprio compagno e la figlia. È inferiore a livello qualitativo rispetto ai tedeschi, ma ha una motivazione in più, che va oltre il calcio.

Kim non sa che in quella finale sarà uno dei protagonisti, perchè al minuto ’78 il centrocampista danese regala il 2-0 ai suoi compagni con un gol non nelle sue corde. Dribbling e rasoterra chirurgico alla destra del portiere. I calciatori della Danimarca corrono tutti ad abbracciare Kim, gli saltano addosso, perché merita di vivere quel momento di gioia, in un periodo di dolore.

Vilfort è campione d’Europa e con lui tutta la Danimarca, un traguardo impensabile a 11 giorni dall’inizio della competizione. La favola sembra a lieto fine, ma per Kim, dopo un enorme gioia, arriva una notizia che nessun padre vorrebbe mai ricevere. Il centrocampista fa in tempo a raccontarle della sua impresa che dopo qualche settimana Line abbandona il suo papà per sempre, sapendo però di essere stata figlia di un supereroe.

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