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Finalmente il calcio italiano ha trovato un degno timoniere. Non bruciamolo

Paolo Dal Pino presidente serie A

A gennaio scadrà il mandato di Paolo Dal Pino come presidente della Lega serie A. Un manager illuminato che sta restituendo progettualità a tutto il Movimento

L’anonimo nickname che a Pavia gli avevano affibbiato gli amici del Tennis Club quando era poco più che dodicenne – «Pisello» – non faceva certo presagire una carriera così importante. Una strada finita prepotentemente sotto i riflettori lo scorso 8 gennaio, quando Paolo Dal Pino veniva eletto presidente della Lega calcio di serie A con 12 voti su 20. Da allora, per l’ex ragazzino talentuoso nel tennis – salito fino al vertice della terza categoria, un campionato a squadre di serie C vinto quando aveva 16 anni – niente è stato più come prima.

Solo che il prossimo gennaio, il Cavaliere Bianco va in scadenza di mandato e, almeno per questo, andrebbe rieletto. Lui che sta tentando di salvare il calcio italiano dandogli finalmente una progettualità per capitalizzare al massimo il suo valore. Paolo Dal Pino è il classico outsider di questo mondo, che ha avuto il merito di entrarci senza peli sulla lingua. E senza farsi troppi scrupoli nel bacchettare – quando necessario – il ministro dello Sport Spadafora e il presidente del Coni Malagò, quando questi aveva provato a mettere il naso e gli interessi propri nei rapporti tra la Lega e Sky.

Il 2020 di Dal Pino

In questo 2020 orribile marchiato dal Covid, Paolo Dal Pino – che lo scorso 5 ottobre è risultato positivo al virus – ne ha viste di tutti i colori e ha subìto tentativi di strumentalizzazione da chiunque. Alla vigilia di Juventus-Inter ad inizio pandemia, si prese del «pagliaccio» dal presidente dell’Inter Zhang, recentemente sanzionato dalla giustizia sportiva.

A Dal Pino non sono mai mancati la coerenza e il coraggio. E’ riuscito a tenere la barra dritta facendo ripartire il campionato tra mille difficoltà, grazie anche alla buona intesa con Gravina. Adesso che vuole chiudere l’operazione Media Company, per poi cedere il 10% del suo valore ai fondi di investimento rivendendo al meglio i diritti tv, si ritrova contro un po’ di vecchio sistema. Perché i suoi attori hanno capito che così perderebbero potere e privilegi. Tra questi, il presidente della Lazio Lotito, vecchio sponsor di Dal Pino ma che, dallo scorso maggio, non gli rivolge più la parola. Dicono che a questo proposito si sia riconsolidata la vecchia alleanza tra Lotito e Galliani. Con loro ci sarebbe tutta la lobby dei diritti tv: per capirci, quelli di Infront con il manager Bogarelli. Un mare parecchio agitato, insomma, che però non preoccupa uno dei migliori manager del nostro Paese.

Un gigante tra i nani che gestiscono il calcio italiano

Uno che entra in Fininvest a 24 anni, passa poi in Mondadori con De Benedetti, crea Repubblica.it e il portale Kataweb alla fine degli anni Novanta; suo il rilancio di Seat Pagine Gialle. Poi Dal Pino diventa ad di Tim Brasile e presidente di Pirelli Brasile.

Amico dell’ex presidente Lula, viene insignito della cittadinanza onorario di Rio, il suo luogo del cuore dove vive il primo figlio. Attualmente è anche amministratore delegato di Telit, ufficio a Tel Aviv, quotata in borsa a Londra. Un manager mondiale delle Tmt, un Cristiano Ronaldo del settore che, in pratica, sta facendo un favore al calcio italiano. In cambio di un gettone che per lui sono bruscolini. Forse è il caso di provare a rieleggerlo, seguendolo come il Messia.

pubblicato su Il Primato Nazionale di Novembre 2020

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