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Pioli, adesso il Milan misura il suo vero valore

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Adesso il Milan misura il vero valore di Pioli che è così chiamato a tirare fuori tutta la sua esperienza calcistica.

E adesso tocca al signor Pioli. Gli tocca tirare fuori tutta la sua sapienza calcistica, che in questo mese rischia di diventare determinante per la sorte del Milan. Un mese, quello di marzo, che nel bene o nel male scriverà la storia di questa stagione e di questa squadra, senza se e senza ma. Udinese, Verona, Napoli e Fiorentina inframezzate dalla doppia sfida contro il Manchester United. Tutto senza Ibra e in parte anche senza Calhanoglu.

Facile dire: in stagione Ibra è già mancato, eppure il Milan non ne ha risentito. Un momento. Le precedenti assenze dello svedese sono arrivate in momenti in cui tutto andava bene, alcuni giocatori stavano andando oltre le loro possibilità medie, Il gioco sgorgava facile. E allora Leao poteva anche travestirsi da Zlatan. E comunque Ibra era tutti i giorni e a tutte le ore lì, a Milanello, con il suo ghigno beffardo, a recitare la sua parte da motivatore e da fustigatore, applicando la frase latina “càstigat ridendo mores”. Stavolta, tanto per cominciare, Ibra si eclisserà fino alla fine della settimana per la sua discussa avventura sanremese. Quanto può contare il fatto di non averlo a Milanello? Terreno ancora inesplorato, perché per la prima volta viene a mancare l’equazione “saggezza di Pioli + cazzimma di Ibra = grande Milan”.

Dunque tocca a Pioli. Un pochino facilitato psicologicamente dalla vittoria di Roma, deve comunque inventarsi qualcosa per restare in scia all’Inter schiacciasassi. Deve costruire dei movimenti diversi degli attaccanti perché è ovvio che nessun vice Ibra si muove come Ibra. Inoltre deve scegliere bene il quartetto d’attacco, visto che non tutti in quest’ultimo periodo stanno dando il massimo delle loro possibilità. Deve anche ovviare all’assenza di Calhanoglu, che se non ha dato un grande contributo di gol, prima del covid sicuramente era fondamentale per la costruzione del gioco offensivo. Per l’allenatore rossonero è dunque l’esame definitivo.

Senza i suoi parafulmini, deve dimostrare di avere quel “qualcosa in più” che serve per allenare una grande squadra. Anche perché il calcio e i tifosi hanno la memoria corta, se dovesse andare male l’ultima parte della stagione si dimenticherebbero tutti in fretta degli splendori mostrati nel girone d’andata. Pioli è sopravvissuto al ciclone Rangnick, ha un contratto fino al 2022 e al momento è l’allenatore del Milan anche per la prossima stagione. L’importante è che non si faccia travolgere da questo mese di marzo che parte con poche certezze e tante insidie.

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