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Ritratto di Claudio Lotito il presidentissimo che si sente il Napoleone del calcio

Claudio Lotito

Per anni il patron della Lazio ha brigato e sgomitato per arrivare ai vertici della Figc. Ma alla fine, con i suoi metodi da satrapo, si è fatto parecchi nemici, rimanendo solo

Per descrivere al meglio Caudio Lotito, presidente della Lazio dal 19 luglio del 2004, basterebbe una frase. Quella che il piccolo Napoleone romano utilizza spesso con chi cerca di intralciarne i piani di espansionismo estremo: «Chi va contro di me, o muore, o va in prigione o fallisce».

Il bello, o meglio il brutto, è che queste «chicche» Lotito non le riserva soltanto agli amici stretti nel corso di serate goliardiche. Spesso e volentieri vengono infatti sentite anche ai piani alti dei palazzi del calcio. Perché il 63enne imprenditore non è uno che si accontenta di vincere, ma vuole stravincere. In campo con la Lazio? No, non è esatto. Se la formazione di Inzaghi riuscisse a centrare lo scudetto, sarebbe ovviamente contento ma, al nostro, quello che interessa maggiormente è l’esercizio del potere. Potere personale, calcistico e politico.

«Con quel sottosegretario ci parlo io» è considerato un altro pezzo forte del suo spartito. L’apoteosi l’aveva raggiunta quando era consigliere federale sotto la presidenza Tavecchio (2014-2017). A quei tempi, con Conte alla guida della Nazionale (2014-2016), la Federazione e tutto quello che gli girava intorno – dalla serie A alla Lega Pro – era roba sua. E Lotito non è certo uno che ama passare inosservato: anzi, il presidente della Lazio ha tempi e modi del classico Ganassa lombardo e le aspirazioni da Napoleone del calcio. Al punto tale che, all’ultimo piano della Federcalcio di allora, Lotito – o Lo-tirchio, come lo chiamano i tifosi della Lazio (il nostro ha ingaggiato e vinto la guerra con gli Irriducibili) – si era preso un ufficio tutto per lui. Da lassù gestiva il potere dispensando consigli o cazziatoni ai tanti che si affacciavano deferenti alla sua porta.

E, proprio per quell’ego smisurato, l’inizio delle prime crepe nella gestione del potere arrivano in occasione di un’amichevole a Bari tra la Nazionale e l’Olanda. Il giorno prima del match, Lotito indossò la tuta degli azzurri (lui che ha quel fisico cosi atletico!) e si piazzò in panchina al fianco di Conte. Da quel giorno, qualcuno, specie i tanti nemici in sonno, cominciarono ad aprire gli occhi. Quello attuale è il punto più basso della parabola lotitiana, ma il nostro ha dimostrato nel tempo che è uno duro a morire. In serie A, di recente è finito in secca minoranza sulla vicenda dell’ingresso dei fondi sovrani in Lega calcio. Questo per lui significa perdere un bel pezzo di potere con la gestione e la spartizione dei diritti televisivi.

In serie B, che «frequenta» alla guida della Salernitana, ha perso punti e terreno inaspettatamente, nonostante la lunga liaison con Adriano Galliani. Perché alla fine, il dirigente del Monza vuole comandare per primo e il presidente di Lega Balata, Lotito lo sopporta a fatica. Come tutti gli egoriferiti, Claudione nostro è un bel capricciosone. Da mesi non rivolge più la parola al presidente della serie A Paolo Dal Pino, nonostante fosse stato un suo grande elettore, causa vicenda fondi di investimento e nuova governance della Lega.

Così adesso i nemici cominciano a diventare un po’ troppi anche per lui. Il piccolo Napoleone Lotito soffre rivolte interne alla Lazio, con Luis Alberto e Peruzzi su tutti. A cui si aggiungono la Juve di Agnelli e l’Inter marottiana, oltre all’inchiesta sui tamponi della Procura di Avellino.

pubblicato su Il Primato Nazionale di Gennaio 2021

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2 Responses

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