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Seedorf e il Black Lives Matter per giustificare la disoccupazione in panchina

Seedorf black lives matter

Clarence Seedorf giustifica la sua disoccupazione in panchina con la scusa del Black Lives Matter.

Se anche il calcio e i suoi addetti ai lavori arrivano a sventolare il potentissimo passepartout del Black Lives Matter vuol dire che anche in questo particolare realtà non stiamo messi particolarmente bene. Vuol dire che l’ipocrisia e il convincimento indotto hanno preso piede anche nel mondo del pallone.

In verità, qualche segnale stava soffiando da un po’ di tempo. L’ultimo e il penultimo caso andavano tutti in quella direzione. Il presunto caso di razzismo, poi sgonfiato, nella gara di Champions League tra il Paris St Germain e il Basaksehir e il faccia a faccia piuttosto robusto tra Lukaku e Ibrahimovic nel derby di Coppa Italia.

Ma l’ultima intervista di Seedorf all’ottimo collega Andrea Elefante della Gazzetta dello Sport li batte tutti: secondo l’ex allenatore del Milan e per ultimo del Camerun, i tecnici di pelle nera come lui sarebbero penalizzati e troverebbero meno panchine dei colleghi bianchi.

Siamo al delirio solo a pensare ad un complotto ordito da una presunta lobby di proprietari di club di pelle bianca per non fare allenare i neri. Clarence Seedorf è stato un grandissimo giocatore. In carriera ha vinto 4 Coppe dei Campioni con tre squadre diverse, due scudetti in Olanda con l’Ajax, due in Italia con il Milan e uno in Spagna con il Real Madrid più varie coppe assortite.

Quando poi ha scelto di fare l’allenatore, purtroppo per lui ha steccato dappertutto. Nel senso che, eccetto l’ultima esperienza alla guida del Camerun durata 11 mesi, sulle altre panchine è rimasto sempre non più di mezza stagione. Ha cominciato a farsi notare guidando il Milan dov’era stato chiamato nel gennaio del 2014 al posto di Massimiliano Allegri. Una bella responsabilità ed una bella vetrina durata soltanto mezza stagione perché poi venne sostituito da Pippo Inzaghi. Gli andò più o meno allo stesso modo successivamente in Cina allo Shenzen e in Spagna al Deportivo La Coruña.

Seedorf e la scusa del Black Lives Matter

Ma, senza fare un minimo di autocritica, Seedorf è chiarissimo nell’intervista alla Gazzetta, basta ascoltarla, si trova il video: “i calciatori di colore sono penalizzati…”. A furia di menare il can per l’aia con questo tormentone da buttare in tutti i contesti come si faceva qualche anno fa con lo zenzero in cucina e adesso con l’avocado, il rischio è quello di indurre il sospetto che i primi intolleranti siano, talvolta , i soggetti di colore che mischiano qualsiasi storia di cronaca per alzare barriere a protezione delle loro scelte o a giustificazione dei loro insuccessi.

Io Seedorf, l’ho conosciuto abbastanza bene quando facevo il cronista al seguito di Inter e Milan. Il ragazzo era simpatico e furbo come una volpe. Istrionico e con doti da leader indiscusso. Tuttavia in lui affiorava anche qualche nota di snobismo particolarmente spiccata, come quella di girare spesso con autista privato al seguito.

Seedorf è originario del Suriname. Proprio come un altro olandese che più o meno ha ripercorso la sua carriera tra Olanda e Italia, ossia il “pitbull” Edgar Davids. Ai tempi dell’Ajax, i bene informati raccontavano come la squadra forse quasi divisa in due fazioni contrapposte e piuttosto agguerrite. Da una parte i bianchi rappresentati dai gemelli De Boer, dall’altra gli olandesi di colore. Che le “suggestioni” di Seedorf, dispiaciuto perché senza panchina da oltre un anno, partano proprio dalle storie vissute ai tempi dell’Ajax?

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